Il Pavone tra simbologia e cultura materiale

Ricerca Storica e testo a cura di Eugenio Larosa(associato)

 

Filippo Lippi 1460-1470 AnnunciazioneIl pavone assume in epoca medievale diversi significati, un simbolismo derivante dalla sua bellezza, Gloria, Incorruttibilità, Resurrezione e Immortalità, in alcun casi anche Giustizia.

Questi significati sono già presenti in epoca classica, il pavone doveva evocare il mostro dai cento occhi, Argo, messo da Era a guardia della bella Io amata da Zeus, perché il dio non giacesse con lei. Mercurio uccise poi Argo, ed Era ne riportò gli occhi sulla coda del pavone, che divenne il suo animale sacro: Virgilio (Aen. VII,791) chiama Argo "custode della vergine".

Secondo credenze narrate già da Plinio il Vecchio, la carne del pavone era incorruttibile ed ogni anno questo rinasceva con nuove splendenti piume.

Sant'Agostino (La Città di Dio, XXI,4) testimonia il prodigio delle carni di pavone, a suo vedere voluto dal Cielo: a Cartagine gli fu servito un pavone arrosto (piatto classico dell'antica Roma), e chiese che una parte del petto fosse conservata, per verificare l'effetto del tempo su di esso.
Passati molti giorni, mentre altre carni avrebbero avuto cattivo odore, quella del pavone era ancora perfetta, e così ancora un anno dopo.

Secondo i principi cristiani il pavone è il simbolo dell'uomo perfetto, giusto e santo, che non è corrotto da alcun vizio poiché, secondo l'opinione degli antichi, la carne del pavone è incorruttibile (Sant'Agostino Gloss. C II Reg.). Come il pavone, che brilla di innumerevoli sfavillii, l'uomo giusto brilla di virtù, e come il canto del pavone mette in fuga i serpenti, l'uomo giusto mette in fuga il demonio con la sua preghiera (Sant'Agostino, De Civitate Deli, Lib.III, c.IV).

Il legame tra pavone e angelo viene ripreso nel Trattatello in laude di Dante di Boccaccio (1350ca.). «Il paone tra l’altre sue propietà per quello che appaia, n’ha quattro notabili. La prima si è ch’egli si ha penna angelica, e in quella ha cento occhi; la seconda si è che egli ha sozzi piedi e tacita andatura; la terza si è ch’egli ha voce molto orribile a udire; la quarta e ultima si è che la sua carne è odorifera e incorruttibile».
L'autore continua paragonando la Divina Commedia al pavone, per certe sue caratteristiche simboliche, poi ragiona che, siccome gli angeli volano (anche se ammette di non aver mai visto un angelo), devono avere le penne, e, dato che nessun'altra penna è bella come quella del pavone, essa è la vera "angelica penna".

Beato Angelico 1430-1435 AnnunciazioneGli aspetti simbolici negativi del pavone (per Boccaccio "la voce del paone è sonora e orribile" e nei Bestiari era portatore di vanità e alludeva alla concupiscenza) arretrano davanti alla ulteriore accezione anche cristologica, per la quale il pavone ricorda lo Spirito Santo e la Resurrezione, poiché l'uccello in autunno perde il magnifico strascico che ricresce poi con i primi tepori, ricordando il tema gioioso della rinascita.

Il tema dell' "angelica penna" lo troveremo poi nella pittura di tutto il XV° secolo non solo in quella italiana, dove possiamo trovare gli angeli dell'Annunciazione di Fra Angelico (Museo San Marco , Firenze) oppure quelli del Bernardino da Siena del Mantegna (Pinacoteca Brera, Milano) o ancora nell'Annunciazione di Filippo Lippi (National Gallery of Art, Washington) , ma anche nella pittura straniera.

Memling 1466-1473 Altare del Giudizio - San Michele Prendiamo ad esempio Memling, rappresentante eccelso della pittura fiamminga, nella sua annunciazione datata 1465 rappresenta l'angelo con ali composte da piume di pavone , sempre con Memling troviamo il polittico Beaune detto anche Altare del Giudizio dove angeli ed arcangeli hanno ali con piume di pavone.

Il tema della sua incorruttibilità materiale e della sua bellezza porta il pavone ad essere spesso utilizzato in epoca rinascimentale, la riscoperta dei classici oltre che il forte simbolismo religioso ne fanno uno degli animali più presenti non solo nelle opere degli artisti del '400 ma anche nelle celebrazioni civili e militari del periodo.
La carne con il suo simbolismo associata alla figura di Giunone, divinità del matrimonio e del parto nonché protettrice del sacro pavone, era spesso utilizzata nei banchetti più importanti.

Durante le Nozze di Costanzo Sforza con Camilla d'Aragona (1475), Iride (simbolo del matrimonio e della ricchezza che questo porta) viene rappresentata da una dama con : ".. ai piedi aveva un paro di borzeghini di penne d'oro e di pavone. Innanzi andava, per insegna, un grandissimo Pavone con un collaro di gioie e una cometa d oro nel petto, ed in un piede aveva una massa d'oro, e nell'altro una d'argento.

Per il matrimonio tra Gian Galeazzo Maria Sforza e Isabella d'Aragona nel febbraio del 1489, durante il banchetto gli inservienti vestiti in abiti classici portano le vivande al tavolo degli invitati e qui ritroviamo Iride :"Iride venne poi offrendo un pavone tolto dal carro di Giunone, e rammentò il destino di Argo".

Troviamo lo stesso modus operandi anche in molti altri banchetti nuziali più o meno noti, il matrimonio del Duca d'Urbino Federico da Montefeltro e Battista Sforza oppure nel banchetto nuziale tra Ercole d'Este, Duca di Ferrara ed Eleonora d'Aragona figlia di Ferdinando d'Aragona re di Napoli.(Fabrizio Frizzi - Memoria per la Storia di Ferrara)

Si fa di nuovo presente il forte legame tra la forte simbologia del pavone e il l classicismo tanto di moda nelle corti del '400 italiano.

Le piume che potevano rappresentare l'occhio e il giudizio divino, l'incorruttibilità dell'uomo di fronte ai vizi materiali, venivano spesso usate per decorare i cimieri degli uomini d'arme che, nell'immaginario classico, dovevano rappresentare campioni di valori e onestà .

Più tardi le piume di pavone o l'animale stesso saranno sempre più presenti negli stemmi gentilizi delle diverse casate europee.
Durante tutto il '400 nelle corti italiane era diffuso lo studio dei grandi classici, questo studio faceva parte stessa dell'istruzione dei futuri principi che apprendevano la storia dei condottieri e non solo.

Cristoforo de Preda 1477 - particolare elmo Galeazzo SforzaIn merito all'utilizzo delle piume di pavone negli elmi si fa di nuovo riferimento al classicismo di Esopo e alla sua Favola : Il Pavone ed il Soldato.
Un soldato aveva ornato il suo Elmo di piume di Cappone(in alcune traduzioni troviamo Struzzo) . Il che vedendolo un pavone disse "Io ho molte più belle penne" e fece ruota a mostrarle,- Il soldato prese il pavone, e mise le sue penne nell'elmo, il pavone allora privato delle sue penne, si doleva che egli stesso era stato causa del suo male.
Questa novella faceva parte degli insegnamenti che nelle corti europee venivano dati ai futuri principi con lo scopo di insegnare che "a mostrare cose preziose s'incita altrui a rapirle".

Nel 1447 durante l'assedio di Piacenza Francesco Sforza individua gli uomini d'arme più valorosi intenti nello scalare le mura dalle loro piume di pavone sui cimieri . (Storia di Milano - Bernardino Corio)

A Firenze nel 1460 per una giostra non vi erano abbastanza piume di pavone per tutti i giostranti e per questo si trova una commissione ad un dipintore per "la pictura de fogli a far piume de pavone".(NERIDA NEWBIGIN, Feste d’Oltrarno. Plays in Churches in Fifteenth-Century Florence)

Nell'opera di Paolo Uccello la famosa "Battaglia di San Romano", nel pannello conservato presso il museo degli Uffizi di Firenze e che rappresenta il disarcionamento di Bernardino della Ciarda, troviamo tra i tanti un cavaliere con Cimiero con piume di Pavone.

Ceramica Faentina 1470 Occhio di penna di pavoneIl motivo della Piuma di Pavone viene ripreso anche nella Ceramica Faentina del periodo, simbolo di Resurrezione e rinascita, viene riproposto su tutti i manufatti in ceramica che spesso venivano esportati in tutta Italia e all'Estero.

Si narra che il motivo della Pavona sia stato particolarmente amato da Galeotto Manfredi che ritornato trionfante dal suo esilio ferrarese portò con se la bellissima amante Cassandra Pavoni.

In suo onore Galeotto fece adornare i palazzi di penne di pavone, da cui i ceramisti presero spunto per la decorazione. Ma la ragion di stato volle maritare Galeotto con Francesca Bentivoglio, figlia di Giovanni II potente signore di Bologna.

La storia tra i due amanti continuò (Galeotto ebbe 3 figli da Cassandra) fino al tragico assassinio del signore di Faenza da parte della moglie. La simbologia del pavone è comunque spesso doppia , preso a simbolo della bellezza spesso è affiancato anche alla boriosità e alla vanità dell'animale, che si mostra facendo ruota pur di apparire bello.

Lo stesso Francesco Sforza, appena liberato dalle carceri napoletane e vedendo i suoi uomini "fiacchi" li ammonisce sulle comodità della vita di corte e dei suoi sfarzi, prendendo a colpi di spade un cimiero particolarmente ricco (non ci è dato a sapere se le piume fossero di pavone, ma essendo considerate tra le più ricche potremmo intuirne la loro presenza) e ricordando a loro che il valore non è solo questione di beltà.

Nel tempo con influenze pagane si arriverà a dire che le piume stesse dell'animale portino sfortuna , il loro occhio ricorda il malocchio credenza popolare dei secoli a venire, ma ormai il rinascimento è passato e siamo in altri periodi più moderni e spesso più "bui".
torneoinarmatura

Durante l'evento TORNEO IN ARMATURA la nostra associazione ha ricreato i cerimoniali che precedevano un torneo, attenti al simbolismo del periodo abbiamo deciso di adornare la tavola dedicata al banchetto di ricevimento con due vasi in ceramica faentina riempiti di piume di pavone, così come d'uso all'epoca utilizzati non solo come decorazione ma anche come augurio di buona fortuna per tutti i presenti.

bibliografia :

Esopo - Favole
Virgilio - Eneide
Sant'Agostino d'Ippona - De Civitate Dei
Ovidio - Ars Amandi
Plinio Il Giovane - Epistolario
Giovanni Boccaccio - Trattatello in Laude
Anonimo Contemporaneo - Le Nozze di Costanzo Sforza con Camilla di Aragona celebrate in Pesaro nel 1475
Fabrizio Frizzi - Memoria per la Storia di Ferrara
Bernardino Corio - Storia di Milano
Nerida Newbigin - Feste d’Oltrarno. Plays in Churches in Fifteenth-Century Florence
E. Garbero Zorzo - Festa e Spettacolo, in Federico di Montefeltro