La rotella era uno scudo rotondo, più piccolo e maneggevole rispetto ad altre difese usate dalla fanteria nel quattrocento itlaiano.
Pensata per il combattimento ravvicinato, offriva una protezione mobile, adatta a movimenti rapidi. Era generalmente composta da una struttura in legno rivestita in cuoio, tela o pergamena, e poteva essere decorata con stemmi, imprese e altri segni distintivi. Per questo non va considerata soltanto un’arma difensiva, ma anche un oggetto capace di rendere visibile l’identità del portatore e il suo legame con un signore o una casata.
In questa ricostruzione, la decorazione riprende le araldiche e le imprese di Galeotto Manfredi, signore di Faenza, così come compaiono nei manoscritti appartenuti alla sua collezione e oggi conservati presso la Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze. In particolare, i modelli scelti derivano dallo stemma inquartato attestato nei manoscritti ms. Plut. 22.3 e 22.6, nei quali compare, tra gli altri elementi, anche l’impresa della Palma Fiorita, presente non solo nei codici conservati a Firenze ma anche in diverse testimonianze iconografiche riferibili al signore di Faenza.

Fra i simboli più significativi di Galeotto Manfredi vi è la palma fiorita, detta anche “palmetta”, spesso accompagnata dal motto «iustus ut», che richiama il versetto biblico «iustus ut palma florebit» (Ps 91,13), cioè “il giusto rifiorirà come la palma”. Questo emblema unisce l’idea della giustizia a quella della rinascita dopo la sofferenza e della legittimità del potere signorile.

Accanto a questa impresa compare lo stemma inquartato, in cui la palma fiorita si alterna a quarti seghettati d’oro, di verde e di rosso. Questa combinazione sembra mettere insieme il simbolo personale di Galeotto con un possibile richiamo ai Bentivoglio, la famiglia di sua moglie Francesca. In questo modo lo scudo non rappresenta solo una persona, ma può anche alludere a legami familiari, alleanze e strategie di legittimazione politica.

Come per altre rotelle già realizzate dalla nostra associazione, anche per questo esemplare abbiamo preso come riferimento i cosiddetti reperti di Giornico, un gruppo di scudi-rotella sforzeschi raccolti dopo la battaglia di Giornico del 1478. Oggi conservati in gran parte in collezioni svizzere, questi oggetti sono una testimonianza molto importante della cultura materiale militare del tempo. La loro struttura, con anima in legno e rivestimento in cuoio dipinto, mostra bene come la rotella fosse non solo uno strumento di difesa, ma anche una superficie su cui esibire stemmi, insegne e segni di appartenenza.

La realizzazione materiale dell’opera è stata affidata a Claudio Simonetti, che ha dato forma al progetto con competenza tecnica, qualità pittorica, attenzione al dettaglio e grande disponibilità nel confronto continuo durante tutte le fasi del lavoro.




Questa ricostruzione vuole mostrare come, nel Quattrocento, uno scudo potesse essere allo stesso tempo un’arma, un segno di riconoscimento e un’immagine di potere.
La scelta di prendere come riferimento il signore di Faenza nasce sia dall’assenza di precedenti ricostruzioni a lui dedicate, sia dalla possibilità di basarsi su fonti documentarie precise e ben definite, oltre che dalla volontà di avviare un progetto dedicato ai signori della Romagna nella seconda metà del XV secolo.
Immagini: Biblioteca Medicea Laurenziana, Firenze.
Fonti Bibliografiche:
- Galeotto. L’ultimo vero signore di Faenza, Eugenio Larosa, White Line Edizioni,2024
- Le rotelle milanesi bottino della battaglia di Giornico 1478 - Stemmi - imprese – insegne
Gastone Cambin, Società Svizzera di Araldica, 1987.
- La rotella ritrovata : accertamenti sulla battaglia di Giornico del 1478 e sul suo bottino, Paolo Ostinelli e Francesca Luisoni, Centro di dialettologia e di etnografia , 2021.



